Come la pensava il Gattamelata?


 

umberto eco

 di Umberto Eco

Tutti gli anni a giugno leggiamo gli esercizi dei Critici dei Temi della Maturità: inutili. Al candidato si chiede solo di scrivere in italiano e di saper articolare un pensiero. Per questa abilità ogni argomento è buono. Ricordo che al liceo… (27 giugno 2013)esame

Esame di maturità

Tutti gli anni a fine giugno e con poca fatica i giornali riescono a riempire una o due pagine col commento dei temi assegnati alla maturità. Vengono convocate le menti più lucide della Nazione e naturalmente la prova più commentata è quella d’italiano, perché sarebbe difficile spiegare al grande pubblico in cosa esattamente consistesse quella di matematica, mentre recriminare che si sia imposta ai giovani una ennesima riflessione sul Risorgimento è alla portata persino di un laureato. Questi esercizi dei Critici del Tema della Maturità sono talora godibili per eleganza di scrittura e arguzia, ma (detto con tutto il rispetto) del tutto inutili.
Infatti è irrilevante quale sia il tema assegnato, a meno che (come mi pare sia accaduto una volta) la sua formulazione non contenga errori marchiani o salvo che, per assurdo, si proponessero argomenti deliranti come, dico per dire, “la coltivazione delle rose nel Dubai”.
Di solito i temi riguardano cose di cui gli studenti dovrebbero aver sentito parlare e – per attenerci ai temi di quest’anno – se uno non ha assolutamente idee sugli assassini politici, dovrebbe averne sulla società di massa o sulle ricerche sul cervello. Voglio dire che lo studente può benissimo ignorare tutto sulle neuroscienze ma dovrebbe capire che cosa significhi fare ricerche sul funzionamento del cervello umano; e persino se ritenesse che l’anima è insondabile e che andare a scrutare il cervello è tempo perso, anche questa sarebbe un’opinione che potrebbe essere svolta con polemica e spiritualistica baldanza.

italiano

Erasmo da Narni, detto Gattamelata (Narni, 1370Padova, 1443), è stato un capitano di ventura al servizio prima di Firenze, poi del Papa e quindi della Repubblica di Venezia, da cui ottenne la carica di capitano generale. Abile stratega militare, difese la Serenissima dagli attacchi dei Visconti e riuscì a conquistare Verona.

Il fatto è che il tema della maturità deve provare solo due cose. Una è che il candidato o la candidata sappiano scrivere in un italiano accettabile, e a nessuno si chiede di essere Gadda (ché anzi, chi si presentasse alla maturità scrivendo come Gadda andrebbe guardato con sospetto, perché non avrebbe capito che non gli si chiede di provare di essere un genio incompreso bensì dar prova di uso medio della lingua del suo paese). La seconda cosa è che i candidati debbono provare di sapere articolare un pensiero, svolgere un argomento senza confondere le cause con gli effetti e viceversa, e sapendo distinguere una premessa da una conclusione. Per dimostrare questa abilità qualsiasi argomento è buono. Vorrei dire, esagerando, persino la richiesta di sostenere una tesi palesemente falsa.
Durante il liceo il mio compagno di banco mi aveva assegnato un giorno il tema seguente: “Analizzate i versi danteschi: ˜la bocca sollevò dal fiero pasto’ intendendo la parola “pasto” non come l’avrebbe intesa il Gattamelata ma come la intenderebbe Christian Dior”. Ricordo che, a giudizio di tutti i miei compagni, avevo svolto il tema in modo eccellente, come se avesse un capo e una coda, nella fattispecie imitando ironicamente la retorica di certa critica letteraria dei libri di testo, ma in complesso dimostrando di saper trarre da premesse scoordinate una serie di pensieri coordinati.

carlo

Carlo Emilio Gadda

(Milano, 14 novembre 1893Roma, 21 maggio 1973)

è stato un ingegnere, scrittore e poeta italiano.

Accanto alle lamentazioni sugli argomenti dei temi appaiono anche sui giornali discussioni sul fatto se la maturità attuale sia troppo esigente o troppo indulgente, e appaiono anche gli scritti di nostalgici della mia generazione, che ricordano i tempi in cui si dovevano portare tutte le materie per tutti i tre anni. E’ vero, si trattava di passare gli ultimi mesi chiusi in casa, mentre già incombevano i calori estivi, per alcuni imbottendosi di simpamina o intossicandosi di caffeina, e chi usciva da quella terribile esperienza per anni (e magari per tutta la vita) nel corso degli incubi notturni avrebbe sognato di dover ancora dare l’esame di maturità. Eppure ricordo che sono morti due miei compagni di scuola all’età di dieci anni, uno sotto i bombardamenti e l’altro annegando a fiume, ma nessun compagno di liceo che sia morto per l’esame di maturità. Era una prova, più umana e fruttuosa della “Mensur” tedesca, o delle corse su precipizio delle gioventù bruciate alla James Dean. Una prova dalla quale si usciva fortificati non dico nel sapere ma nel carattere.

Perché dobbiamo punire i giovani con una maturità troppo facile?

james dean

James Byron Dean (Marion, 8 febbraio 1931Cholame, 30 settembre 1955) è stato un attore statunitense.

L’importanza di Dean come icona culturale si riassume perfettamente nel titolo del suo film più celebre: Gioventù bruciata, in inglese Rebel Without a Cause, letteralmente “ribelle senza una causa”, nel quale ricopre il ruolo del problematico ribelle adolescente Jim Stark. La sua estrema popolarità trova le sue radici in soli tre film e questi furono gli unici film in cui compare come protagonista. La sua fama ha raggiunto i paesi di tutto il mondo, preservata intatta dalla precoce morte dell’attore, avvenuta a soli 24 anni a causa di un incidente stradale. Viene ricordato come un seguace della filosofia del carpe diem e spesso come la quintessenza stessa della gioventù statunitense. Sebbene sia spesso considerato un personaggio la cui fama va ben al di là delle sue qualità di attore, è inesatto dire che Dean non fosse un bravo interprete. È stato il primo attore ad aver ottenuto una nomination postuma al Premio Oscar[1], per il suo ruolo nel film La valle dell’Eden. A Dean fu conferito il Golden Globe per il miglior attore nel 1956 (postumo).

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 La Mensur

La Mensur è un combattimento rituale che raggiunse l’apice di diffusione all’inizio del XX secolo ma che ebbe origine intorno al XVII secolo. Praticato principalmente all’interno di circoli (Corps o Burschenschaft) studenteschi delle università tedesche (viene chiamato anche duello studentesco). La particolarità del combattimento consiste nel non voler ferire l’avversario quanto piuttosto di voler dimostrare il proprio coraggio nell’affrontare il pericolo e le ferite senza retrocedere né mostrare timore.

Fonte: www.espressonline.it